Pantera Nera

La pantera nera non è una specie a sé stante ma un esemplare di leopardo con la particolarità di avere il manto di colore nero [...]

mercoledì 9 novembre 2011

Falco pellegrino

Il falco pellegrino (Falco peregrinus) è un uccello rapace della famiglia Falconidae, ed è noto per l'incredibile velocità che può raggiungere durante le picchiate che esegue per la caccia: i suoi 325 km/h di velocità lo rendono l'animale più veloce del pianeta.

Il falco pellegrino può superare una lunghezza di mezzo metro, e avere un'apertura alare di 120 centimetri. Le femmine di falco pellegrino sono del 30% più grosse dei maschi, con un peso che supera abbondantemente il chilogrammo.

Il metodo di caccia del falco pellegrino consiste nell'avvistare la preda da una quota elevata e nel lanciarsi in picchiata. A poca distanza dal suo obiettivo, il falco rallenterà drasticamente la sua corsa per poter afferrare la preda con le sue zampe artigliate.

Per via delle velocità che può raggiungere, il falco pellegrino è dotato di speciali narici che gli consentono di diminuire la pressione dell'aria e non danneggiare i polmoni durante la picchiata.

Per proteggere gli occhi, i falchi pellegrini possiedono membrane nittitanti che puliscono i bulbi oculari e gli permettono di continuare a vedere correttamente. Secondo una ricerca volta a stabilire i limiti fisici del volo del falco pellegrino, questo uccello potrebbe teoricamente raggiungere i 600 km/h ad alta quota senza subire danni fisici permanenti.

Un falco pellegrino vive circa 15 anni, anche se il tasso di mortalità degli esemplari di questa specie è relativamente alto: 59-70% nel primo anno di vita, percentuale che si riduce a 25-32% negli adulti.

Le sue particolari caratteristiche hanno fatto del falco pellegrino un compagno di caccia dell'essere umano da oltre 3.000 anni. In tempi moderni viene utilizzato per ridurre gli impatti tra uccelli e aeroplani e migliorare la viabilità aerea, ma in un passato recente è stato anche impiegato come "soldato" per la cattura dei piccioni viaggiatori del nemico.

Falco pellegrino
Falco pellegrino
Falco pellegrino
Falco pellegrino
Falco pellegrino

mercoledì 26 ottobre 2011

Solenodonte

I solenodonti sono piccoli mammiferi insettivori notturni, dotate di caratteristiche che gli scienziati giudicano simili a quelle dei primi mammiferi che emersero in corrispondenza della scomparsa dei dinosauri.

Recenti studi genetici hanno rivelato che il solenodonte si è separato da tutti i mammiferi viventi durante il Cretaceo, 76 milioni anni fa. Prove fossili mostrano che esistevano animali insettivori simili ai solenodonti in Nord America circa 30 milioni di anni fa.

Attualmente esistono soltanto due specie viventi di solenodonte: il solenodonte di Cuba (Solenodon cubanus) e il solenodonte di Hispaniola (Solenodon paradoxus). Due altre specie, S. arredondoi e S. marcanoi, sono note solo da resti scheletrici raccolti a Cuba e Hispaniola.

Con i suoi piccoli occhi e un muso allungato, supportato da una striscia di cartilagine, questo insettivoro primitivo assomiglia ad un grande toporagno. Ha una folta coda squamosa e grandi orecchie quasi glabre. Il resto del corpo è ricoperto di pelo nero-marrone chiazzato di bianco o giallo.
I solenodonti hanno occhi piccoli e la loro vista è scarsa, anche se il loro olfatto e udito sono ben sviluppati. Le zampe anteriori sono più lunghe delle zampe posteriori, e le cinque dita di ogni zampa sono dotate di potenti artigli per scavare.

Una delle caratteristiche più affascinanti dei solenodonti è la loro saliva velenosa, che sgorga da una ghiandola salivare modificata posta nella mandibila. Questa particolarità rende il solenodonte uno dei pochi mammiferi velenosi in circolazione, assieme all'ornitorinco, alla talpa europea e ai porcospini.

Il solenodonte di Hispaniola è rimasto sconosciuto alla scienza fino al 1833, anni in cui venne descritto per la prima volta da Johann Friedrich von Brandt. Le ragioni per cui il solenodonte è rimasto nascosto agli occhi dei ricercatori sono legate alle sue abitudini: esce soltanto di notte, e influenza molto poco l'ecosistema in cui vive.

Tende a passare la maggior parte delle ore di luce dentro la sua tana, scavata sottoterra o ricavata da tronchi di alberi o fratture nella roccia.

Solenodonte
Solenodonte
Solenodonte
Solenodonte
Solenodonte

giovedì 20 ottobre 2011

Gambero mantide

I gamberi mantide sono crostacei marini appartenenti all'ordine Stomatopoda, e vengono definiti in questo modo per via della loro somiglianza fisica con le mantidi e i gamberi tradizionali.

Al mondo esistono circa 400 specie di gambero mantide, separate in due gruppi distinti in base all'aspetto delle loro zampe anteriori: gli "arpionatori" hanno zampe in grado di perforare le prede, mentre i "distruttori" sono dotati di zampe capaci di frantumare i carapaci più duri.

I gamberi mantide sono dotati di uno dei movimenti animali più veloci del pianeta: le zampe anteriori possono scattare con un'accelerazione di 10.400 G e colpire con una velocità di 23 metri al secondo. Il movimento è così veloce da causare bolle di cavitazione che aumentano la forza d'impatto delle armi naturali di questi crostacei.

I gamberi mantide sono di natura aggressiva, oltre che solitari. Trascorrono la maggior parte del loro tempo nascosti tra le rocce del fondale, in attesa di una preda che passi entro il loro raggio d'azione.


Gambero mantide
Gambero mantide
Gambero mantide
Gambero mantide
Gambero mantide

martedì 27 settembre 2011

Polpo dagli anelli blu

Il polpo dagli anelli blu (genere Hapalochlaena) è noto come uno degli animali marini più velenosi del mondo, nonostante le sue minuscole dimensioni e l'atteggiamento per nulla aggressivo. Esistono almeno 10 specie di polpi dagli anelli blu, caratterizzati da 50-60 anelli blu sulla pelle che vengono mostrati in situazioni di pericolo.

Il polpo dagli anelli blu è lungo dai 12 ai 20 centimetri, ma il suo veleno è sufficientemente potente da uccidere un essere umano adulto, e non esiste alcun antiveleno che possa contrastare l'azione della tossina.

La tossina del polpo dagli anelli blu è un mix di istamina, triptamina, tetrodotossina, taurina, dopamina, e una serie di altri composti che rendono il veleno di questo animale circa 10.000 volte più potente del cianuro a parità di quantità. Il morso e l'inoculazione del veleno non causano alcun dolore, e spesso ci si accorge dell'avvelenamento soltanto quando inizia la paralisi muscolare.

L'avvelenamento inizia con una paralisi dei muscoli respiratori soltanto qualche minuto dopo il contatto con il polpo. La vittima rimane paralizzata, ma è totalmente cosciente, situazione che dura fino a quando la tetrodotossina non viene metabolizzata ed espulsa dall'organismo.

Il polpo dagli anelli blu contiene veleno a sufficienza per uccidere 26 adulti in pochi minuti per arresto respiratorio. Le vittime possono sopravvivere se forzate a respirare tramite respirazione artificiale, e dopo la fine della paralisi il recupero completo arriva dopo meno di 24 ore.

Il polpo dagli anelli blu non è un animale aggressivo: usa il mimetismo per confondersi con il fondale, e cambia colore se si sente minacciato, per avvertire eventuali predatori della sua pericolosità.

Il polpo dagli anelli blu sfrutta due differenti tipi di veleno: uno viene utilizzato per cacciare granchi e gamberetti, le sue prede preferite, l'altro per difendersi dai predatori.

Polpo dagli anelli blu
Polpo dagli anelli blu
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